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36 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Digital Twin

    Il "Digital Twin" è una rappresentazione digitale di un edificio, una struttura o un'infrastruttura, che consente di simulare e analizzare il comportamento dell'edificio nelle diverse condizioni ambientali e di utilizzo. Modello 3D del progetto Quadra, SPa Il DT è creato utilizzando tecnologie come la modellizzazione 3D, la scansione laser e l'Internet delle cose (IoT). Una volta creato, il Digital Twin può essere utilizzato per simulare diverse situazioni, come eventi meteorologici estremi, emergenze, cambiamenti nell'utilizzo dell'edificio e per analizzare il comportamento dell'edificio in termini di efficienza energetica e comfort termico e più in generale prevedere un'ampia serie di cose in più ambiti. Ad esempio il DT può essere utilizzato anche per la manutenzione e la pianificazione degli interventi, perché permette di identificare i problemi e le opportunità in modo tempestivo e di pianificare gli interventi necessari per migliorare l'efficienza energetica e il comfort degli utenti. Inoltre, il DT può essere utilizzato anche durante la fase di progettazione per testare diverse soluzioni e scegliere quella ottimale, in termini di efficienza energetica e comfort. Quindi si può dire che questa entità virtuale rappresenti una grande opportunità per gli architetti e gli ingegneri per migliorare l'efficienza energetica degli edifici e garantire il comfort degli utenti. La sua implementazione può aiutare a ridurre i costi energetici, aumentare la sicurezza e migliorare l'esperienza degli utenti. Qual è la vita utile di un edificio? Joseph Kosuth, One and Three Chairs, 1965, MoMa La vita utile di un edificio dipende da molti fattori, tra cui la qualità dei materiali utilizzati nella costruzione, la progettazione, la manutenzione e le condizioni ambientali. In generale, gli edifici in muratura o in calcestruzzo possono avere una vita utile di oltre 50 anni se adeguatamente manutenuti. Edifici in legno, solitamente hanno una vita utile di 30-40 anni, a causa della naturale degradazione del legno. Gli edifici prefabbricati possono avere una vita utile di 20-30 anni. La manutenzione regolare e tempestiva è ovviamente fondamentale per prolungare la vita utile degli edifici. Ad esempio, la riparazione tempestiva di eventuali problemi strutturali, come infiltrazioni d'acqua o problemi più generali umidità, può evitare danni maggiori e prolungare la cosiddetta vita utile degli edifici. Inoltre, l'utilizzo di tecnologie avanzate, come l'intelligenza artificiale, può consentire una maggiore efficienza energetica degli edifici e una maggiore sostenibilità, contribuendo a prolungare la vita utile degli edifici. In generale, la vita utile degli edifici può variare notevolmente a seconda dei fattori sopra menzionati e può essere estesa attraverso una manutenzione adeguata e l'utilizzo di tecnologie avanzate. D'altronde sottoponiamo le nostre autovetture (i nostri beni mobili) a controlli periodici con una certa regolarità e non c'è nessun motivo perché non si debba fare lo stesso per i nostri beni immobili. Anzi, idealmente sarebbe piuttosto opportuno dare la precedenza a questi ultimi, che hanno un valore economico di ordine superiore.

  • Come aumentare il valore della tua casa con una ristrutturazione edilizia di qualità

    La ristrutturazione edilizia è un'ottima soluzione per aumentare il valore della tua casa e renderla più funzionale ed esteticamente piacevole. Tuttavia, è importante affrontare questo tipo di progetto con la giusta pianificazione e scegliere con attenzione i professionisti che ti aiuteranno a realizzarlo. In questo articolo vedremo alcune strategie per aumentare il valore della tua casa con una ristrutturazione edilizia di qualità. Investire nell'efficienza energetica: una casa che consuma meno energia è più attraente per i potenziali acquirenti e ti permetterà di risparmiare sui costi energetici nel lungo periodo. Scegli materiali e tecnologie che aiutino a ridurre i consumi, come finestre a doppio vetro, isolamenti termici e pannelli solari. Tema di particolare attualità, vista la recente discussione sulla direttiva europea sulle case green. Ampliare gli spazi abitativi: una casa con più spazio è più richiesta sul mercato immobiliare. Se hai la possibilità, valuta l'aggiunta di una camera da letto o di un bagno in più, oppure l'ampliamento della cucina o del soggiorno. Rinnovare gli impianti: gli impianti elettrici e idraulici obsoleti possono essere un deterrente per i potenziali acquirenti. Assicurati di sostituire gli impianti vecchi con quelli più moderni e a norma. Scegliere i materiali giusti: i materiali di qualità durano di più e migliorano l'estetica della casa. Scegli pavimenti, rivestimenti e arredi di qualità che ti garantiscano un'alta resistenza nel tempo. Rinnovare il design: un design moderno e attuale rende la casa più attraente e accattivante. Valuta l'idea di rinnovare gli spazi con un progetto di interior design che rispecchi le ultime tendenze del settore. Seguire le norme edilizie: rispettare le norme edilizie è fondamentale per evitare problemi futuri. Assicurati di ottenere tutti i permessi e le autorizzazioni necessarie prima di iniziare i lavori. Ricorda che per aumentare il valore della tua casa con una ristrutturazione edilizia di qualità è importante scegliere i professionisti giusti e pianificare attentamente ogni fase del progetto. Con queste strategie, potrai trasformare la tua casa in un ambiente più attraente e in grado di convertire il tuo bene in modo più efficace.

  • Casa das Canoas / Oscar Niemeyer

    Un po' di contesto Osservare le case degli architetti è sempre un gioco interessante. Questo caso non fa eccesione, e anzi: lo considero uno degli esempi più straordinari in questo argomento. Questa è la famosa casa dell'architetto brasiliano Oscar Niemeyer, in in São Conrado, nella periferia di Rio de Janeiro. Ovviamente potete esplorare il meraviglioso contesto attraverso Google Maps. E già solo questa è un'esperienza che vi consiglio caldamente di fare. Proviamo infatti a tuffarci un po' in questo incredibile paesaggio. La morfologia del territorio di Rio è semplicemente incredibile. Improvvise variazioni altimetriche e viste mozzafiato sull'oceano sono in pratica una cosa talmente frequente da essere lo standard del luogo; l'incredibile vegetazione lussureggiante in ogni angolo della città; e ovviamente il clima! Detto ciò, non è così sorprendente che il grande architetto brasiliano (1907 - 2012) abbia deciso di costruire la sua casa in un posto simile. uno scorcio di Rio da Google Maps Se non l'avete mai fatto vi raccomanderei caldamente di effettuare una ricerca per immagini di Rio de Janeiro. Non penso esista, in tutto il mondo, un'altra città tanto ricca di forme. Ed è plausibile che esattamente questo elemento che è pre-architettonico abbia contribuito alla formazione del gusto di Oscar Niemeyer. Se una persona nasce qui, può solo rimanere attratta dalla sensualità del paesaggio. Non vedo alternative. E questo potrebbe spiegare ancora meglio la fascinazione di Niemeyer per le forme organiche. Ovviamente ci sono altri fattori culturali, ma mi sembra che questo punto debba essere inserito nel ragionamento. E ora proviamo ad addentrarci nel progetto. Design Il tetto, fatto da una soletta di calcestruzzo armato, è un elemento dalla forma estremamente organica che richiama quasi la sagoma di un'insenatura naturale. Come si può vedere da questa immagine che ne estrapola i contorni dal resto del progetto. Ma più in generale, è l'intero edificio che è riassumibile attraverso la sovrapposizione di almeno tre livelli di forme organiche sovrapposte. Ogni livello sembra seguire una logica apparentemente casuale e, per così dire, naturale. In effett, da una prospettiva dall'alto, si possono vedere tre livelli che definiscono il design generale della casa: il tetto, la sagoma della piscina e il basamento del livello inferiore. Ogni livello sembra seguire una logica apparentemente casuale e, per così dire, naturale. In questo modo riesce a fondersi in modo particolarmente efficace con il contesto naturale in cui si colloca, come se l'edificio fosse un'estensione naturale del paesaggio. La pianta L'architettura di Oscar Niemeyer, come è noto, fu largamente influenzata da Le Corbusier. I due hanno anche collaborato a vari progetti, il più famoso dei quali è sicuramente il quartier generale delle Nazioni Unite a New York. Questa influenza è visibile anche nella concezione "libera" della pianta di questa casa: la struttura è completamente staccata dalla facciata. Ancora meglio, la nozione di facciata in sé è fuorviante in questo caso, in realtà. È come se volesse arrivare alla conseguenza naturale partendo dalla premessa di Le Corbusier sulla cosiddetta pianta libera. La cosa interessante è che anche estrapolando i pilastri dal progetto, non si legge nessuna griglia, nel senso classico del termine (Nella Villa Savoye di Le Corbusier la griglia strutturale era essenzialmente una matrice regolare). Una pianta molto più... libera. La zona giorno, grazie all'utilizzo di ampie vetrate, si fonde completamente con l'esterno, quindi la vista della vegetazione (particolarmente rigogliosa a quelle latitudini) è un'esperienza costante. Questo è un tema ricorrente in molta architettura modernista, si pensi alla Glass House di Philip Johnson, che è un po' un paradigma per questa idea, o alla casa Farnsworth di van der Rohe). Le nuove tecnologie di costruzione hanno permesso di alleggerire le facciate, ma questo era andato di pari passo, più in generale, con un cambiamento di gusto, l'idea di una vita più aperta all'esterno che favorisce lo scambio culturale e l'osservazione dell'ambiente circostante. una vista del modello 3D La conseguenza di ciò è che il progetto dei disegni di prospetto è diventato sostanzialmente irrilevante, in quanto non sono più in grado di descrivere compiutamente le articolazioni della composizione. rendering della piscina e del percorso di accesso alla casa Pubblico / Privato La conseguenza di ciò è che il progetto dei disegni di prospetto è diventato molto irrilevante, quanto non sono più in grado di descrivere in quanto compiutamente le conseguenze della composizione. Uno degli elementi più spettacolari dell'intervento è la grande massa posta nel baricentro della casa, una grande pietra che tocca tutti gli spazi come a fare da perno dell'intero progetto. La pietra è infatti parzialmente immersa nella piscina, ma prosegue poi negli interni, occupando anche parte della scala che porta al piano inferiore. Questa idea di utilizzare elementi naturali è abbastanza ricorrente nell'architettura organica. Il miglior esempio di questo è la casa Kaufman di Frank Lloyd Wright, la famosa Fallingwater, dove la pietra naturale viene utilizzata per l'intera pavimentazione. Ma più in generale è l'ubicazione dell'edificio, che sembra voler dimostrare l'idea di fondere perfettamente la natura con l'ambiente costruito. Esattamente come accade per la casa dei Niemeyer. A proposito di questo tipo di urgenza comunicativa, mi piace ricordare le famose parole di Alvar Aalto: "L'obiettivo ultimo dell'architetto... è creare un paradiso. Ogni casa, ogni prodotto dell'architettura... dovrebbe essere un frutto del nostro tentativo di costruire un paradiso terrestre per le persone". modello 3d di partenza (da 3D Warehouse) 'Residence of architect Oscar Niemeyer, designed and built between 19951 and 1953 at Canoas road. It is based on the 'as built' plans made available by the 2018 research project 'Brazilian houses of the 20th Century, lead by Beatriz Santos, Ph.D., from the Faculty of Architecture and Urbanism of the Federal University of Rio de Janeiro.' https://3dwarehouse.sketchup.com/model/636c610c-d7ad-43c8-8f6c-d493070e2e18/Casa-das-Canoas Link al modello 3D Il modello 3D ha subito alcune modifiche a seguito di uno studio delle documentazioni fotografiche reperibili on line. Alcuni elementi di arredo sono stati aggiunti. Il modello è libero e può essere ulteriormente migliorato https://3dwarehouse.sketchup.com/model/d2214e49-ed1b-45d5-aed6-8530413de9dc/Casa-das-Canoas-Oscar-Niemeyer

  • Lavorare da casa non è smart working

    La locuzione smart working da un anno a questa parte è diventata di uso comune praticamente in ogni contesto. Ma siamo sicuri che sia il termine corretto per quello che stiamo facendo? https://www.ranzey.com/generators/bart/index.html Vediamo cosa dice il lemma di Wikipedia Italia in proposito: "Il lavoro agile, noto anche come smart working (uno pseudoanglicismo), è stato definito nell'ordinamento italiano (L 81/2017) come: «una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa.»" Dunque, ecco servito il principale equivoco: senza precisi vincoli di orario o di luogo. In sintesi: no, non è smart working, è solo telelavoro, o se vogliamo indugiare con gli anglicismi, è Teleworking, o WFH, acronimo che sta per Working From Home. Lavorare da casa, ma con gli stessi meccanismi di orario e controlli che si avrebbero nel classico posto di lavoro in sede, non è smart working. Ma procediamo con ordine In Italia la cultura del lavoro indipendente e smart non ha ancora preso piede per davvero. Negli studi di architettura questo è ancora più plateale, se si pensa che il più delle volte (facciamo 9,5 volte su 10?) le offerte di lavoro implicano che il lavoratore, con la sua bella partita IVA, venga di fatto utilizzato come un dipendente, con tutti gli annessi e connessi del caso. Eppure stiamo parlando di un lavoro per colletti bianchi, ed essendo tali sarebbe realmente possibile, specie con le tecnologie di oggi, svolgere una buona parte del lavoro effettivamente in modalità smart. Questo implica la necessità di un cambiamento radicale nel rapporto fra domanda e offerta. Un professionismo vero, in cui il focus è sugli obiettivi, non sul controllo costante del processo di lavoro, roba da fabbrica di cento anni e ingranaggi di Chaplin. Poi arriva un affarino piccolo piccolo La maggior parte dei virus che sono stati studiati hanno un diametro tra 20 e 300 nanometri. Un nanometro (nm) è il miliardesimo di un metro. In termini numerici è 10^−9 metri (dieci-alla-meno-nove). Altro che i metri, i centimetri e i millimetri con cui siamo abituati a lavorare sul nostro bel Computer Aided Design environment. Questo affarino architettonicamente trascurabile, in termini di dimensioni, ha portato uno sconquasso che nemmeno un foglio accartocciato nella mente di Frank O. Gehry (ricordate la puntata dei Simpson's?). Fatalmente la pandemia ha portato con sé la necessità di alcuni (allarme eufemismo) cambiamenti. Su tutti, quello di organizzarsi per collaborare anche a distanza (ehilà, Smart Workers!). Il risultato è che per tutto o quasi il 2020 si è iniziato a lavorare da casa, con postazioni raffazzonate e appuntamenti virtuali tragicomici. La maggior parte di noi non era preparata a questo shift ed è solo colpa nostra. Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalle videocall su Zoom. Pearl Jam, Do the Evolution, 1998 Il risultato è che uno strumento potenzialmente virtuoso che poteva innescare nuove opportunità è diventato un mostro a più teste che invece di liberarci ci ha resi ancora più schiavi. Vincolati a orari, chiamate interminabili, connessioni ballerine e via discorrendo. Stanley Kubrick, The Shining, 1980 Ma non tutto è perduto È inevitabile che un cambiamento tanto grande abbia portato i tipici problemi di una fase di assestamento. Non cogliere le potenzialità di questo nuovo paradigma sarebbe tuttavia una colossale occasione persa. È plausibile immaginare, in un mondo post-pandemico, che forme ibride di collaborazione siano la norma e che i nativi digitali trovino questa condizione assolutamente naturale. Ciò che questo implica è uno stravolgimento strutturale degli spazi pubblici e privati: il modo in cui utilizziamo le nostre abitazioni, ma anche il modo in cui utilizziamo gli ambiti urbani subirà un cambio di abitudini che genererà nuove domande a cui bisognerà rispondere. Una cosa su tutte mi pare chiara, non è più procrastinabile l'utilizzo della "seconda realtà", che è quella digitale, che va intesa come un'addizione al mondo classico, non come un'entità ostile. Tipicamente di fronte a cambi tecnologici improvvisamente repentini si vengono a determinare due tifoserie, i luddisti spaventati (i conservatori, prevalentemente i più anziani e i meno strutturati culturalmente, per lo più incolpevoli ma impossibilitati per scelta o struttura ad accettare il nuovo che avanza) e gli entusiasti, o gli integrati, per dirla con la famosa e fortunata formula di Eco. Ovviamente nel mezzo sussistono tutte le infinite sfumature intermedie. Ma ciò che va compreso è che questo cambiamento è qui per restare. Ecco, visto che tutto è in fase di determinazione chiuderei con delle domante, piuttosto che con delle risposte. In particolare delle domande eminentemente architettoniche. In che modo cambieranno gli spazi di lavoro? In che modo lo spazio residenziale riuscirà a creare forme salubri che tengano insieme il tempo del lavoro e quello della vita privata?

  • Quaderni di architettura

    Non so se avete presente i quaderni di architettura. Quei bei taccuini scarabocchiati. Nei quaderni si scrive di tutto, mica solo di architettura. Quindi il qui presente "blog" sarà piuttosto una libera collezione di post scritti male, farfugliamenti progettuali e considerazioni esistenziali(ste). Che però avranno la potenzialità intrinseca, chissà, di mettere in ordine qualche idea. Elogio del sentimento C'è più significato in un taccuino che in un progetto BIM, dopotutto. A meno di non volersi arrendere all'idea di progetto inteso come tecnicismo puro, un esercizio di applicazione di una procedura, materia per le Intelligenze Artificiali, in sostanza. In generale ci si sofferma più volentieri davanti a un disegno fatto a mano che uno col computer: siamo così irriducibilmente emotivi! E così è, se vi pare. Disclaimer semisèrio & Growth Mindset D'altro canto, l'ironia è una chiave di lettura sempre valida e non è certo in queste pagine che verrà porto il fianco alla retorica anti-scientifica che ha già abbastanza seguaci da biasimare. In fin dei conti la scrittura serve a chi scrive, mica a chi la legge, posto che ce ne saranno di persone disposte a tanto. Dunque l'intento è addirittura terapeutico. Un diario di (dis)avventure, più tragicomico che tragico, giacché per la tragedia è necessaria una statura morale che non si confà a questi tempi. E l'unico approccio possibile sarà quello del processo in divenire, vada come vada. Appunto.

  • Maison Louis Carré / Elissa and Alvar Aalto

    Maison Louis Carré è stata una casa progettata dagli architetti Elissa e Alvar Aalto, completata nel 1959. L'edificio è situato sulla sommità di una collina, in una zona che dista a circa un'ora di macchina da Parigi. Il committente, Louis Carré, un avvocato e mercante d'arte di origini bretoni, in seguito a questo progetto strinse un rapporto d'amicizia con Aalto che durò per tutta la vita. L'amicizia fu possibile grazie a Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell'Unione Europea, il quale convinse Carré a comprare dei terreni nel Bazoche. Successivamente Carré e la sua famiglia pensarono di realizzare una residenza nella periferia rurale di Parigi e decisero di ingaggiare Aalto come architetto, scelto al posto di Le Corbusier. Louis Carré aveva sentito parlare bene di Aalto nei circoli di galleristi che frequentava. Si incontrarono per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1956 e quella fu di fatto l'inizio di una lunga amicizia. Durante l'estate Carré si recò in Finlandia a visionare le architetture di Aalto, soprattutto la sua celeberrima Villa Mairea. Dopodiché, Elissa e Alvar andarono in Francia a visitare per la prima volta il sito di progetto. La richiesta di Carré era quella di avere una casa che potesse ospitare molti ospiti per apprezzare la sua collezione di opere. Una sorta di 'casa dell'arte'. Elissa e Aalto progettarono praticamente ogni elemento, dal giardino agli arredi, esterni e interni, compresi i corpi illuminanti, le maniglie e tutto il resto. E tutti questi oggetti sono praticamente rimasti lì da quando sono stati progettati e prodotti dagli architetti. Le facciate esterne sono rivestite con la stessa pietra usata nella cattedrale di Chartres, inoltre per completare gli esterni furono utilizzati prevalentemente rame, legno per gli infissi e i frangisole e mattoni bianchi, come secondo elemento decorativo e di finitura degli esterni. L'ampio soggiorno è pensato come spazio per allestire piccole mostre. Il gesto principale del progetto è il soffitto curvo, una forma organica che è quasi una firma dello stile di Aalto (si possono prendere ad esempio i suoi famosi vasi in vetro, o la tecnica del legno curvato, usata per molti dei suoi arredi e inventata dallo stesso architetto finlandese), che segue il percorso che dall'ingresso porta al soggiorno, tramite un'ampia scala che riprende la pendenza del soffitto. Aalto sapeva bene cosa significasse realizzare una casa in cui la parte privata si mescolasse a spazi più pubblici, dal momento che il suo studio di architettura si svolgeva nella sua residenza privata a Helsinki. E così fu per tutta la sua professione. La casa fu abitata da Louis Carré e dalla sua famiglia, fino alla sua morte nel 1977, pochi mesi dopo quella di Alvar Aalto. L'edificio è protetto dalla legge francese sul patrimonio culturale dal 1996. Link al modello 3D https://3dwarehouse.sketchup.com/model/2e888b01-ef06-400c-a812-12e6ad52d2d5/Maison-Louis-Carr%C3%A9 Image credits: Maison Louis Carré official website https://maisonlouiscarre.fr/mlc/en/ Alvar Aalto Foundation https://www.alvaraalto.fi/en/

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